ALL'ORLO DI UN GRUMO DI COSE

Con "All'orlo di un grumo di cose", una raccolta di 44 componimenti, l'autrice passa dal soggettivismo esasperato presente nell'altra sua opera "Cortecce" alla scoperta del cosmo.

A tal proposito Luigi Reina, nella sua prefazione, afferma: "Nel processo di interiorizzazione del cosmo la Pietrafesa si muove con una circospezione e con una gradualità che lasciano intendere una disposizione solo minimale verso l'assunzione di certezze che, magari, ad altri è concesso sbandierare ma che a lei appaiono troppo circonfuse di mistero al punto da risultare ancora indicibili".

La poetessa non riesce, quindi, a cogliere l'essenza delle cose: il cosmo, l'altro da sè rimangono inconoscibili. Nel cosmo scorrono grumi di cose: tutto è movimento e flusso, niente è statico e solo attraverso la poesia è possibile ricercare l'essenza delle cose, infrangendo l'orlo del grumo alla ricerca del "nucleo", e cogliere così la microstoria individuale nella Storia. L'autrice, quindi, concepisce l'esistenza dell'uomo strettamente legata alla Storia.

La poetessa si sottrae con destrezza alle regole grammaticali: il verso, infatti, scorre come scorrono le emozioni e i sentimenti, liberi da rigidi confini e pronti a suscitare intensi turbamenti.

Come evidenzia Santoro "Il poetare è più sofferto e lacerante rispetto alle prime raccolte ma anche più pieno". I temi trattati sono strettamente legati ai sentimenti dell'uomo: la sofferenza, il dolore, la rabbia, l'impotenza; in sostanza, il male di vivere. Nonostante tutto, però, il messaggio che la Pietrafesa vuole esprimere è comunque improntato all'ottimismo.

A chiusura della raccolta l'intervento critico della Marcone sottolinea l'emergere di un "Io forte e battagliero, che non sa autocompiangersi, che si erge indomito sulle rovine, disposto a lottare sempre per attingere spazi adeguati".