ALESSANDRO BRUNI E LA SOCIETA' PISTICCESE

INTRODUZIONE

 

Incoraggiato da più parti a scrivere un’opera sulla figura e sull’azione politico-sociale di Alessandro Bruni, convinto di fare cosa gradita a tante persone di Pisticci e del Metapontino, esortato da alcuni storici lucani, tra i quali Tommaso Pedio, dopo le «fatiche intellettuali» con piacere spese al servizio della cultura lucana, mi sono impegnato a tracciare una biografia che si colloca tra il saggio prettamente biografico e la storia dell’ambiente politico-sociale entro cui, a varie riprese, operò l’avvocato pisticcese.

Perché un’opera su Alessandro Bruni? Non bastano le notizie che si possono leggere nel Saggio storico sulla città di Pisticci o sul recente libro di Cesare Spani Pisticci di ieri, Pisticci di oggi apparso nel 1980?

Evidentemente no! Non possono bastare a delineare le tappe più importanti della vita del bruni, della sua formazione giovanile, della sua attività forense, della sua gestione della cosa pubblica: in una parola della sua azione nella cultura e nella vita delle popolazioni del Pisticcese, del Metapontino nella prima metà di questo secolo.

Chi era Alessandro Bruni? Un passionale, un innamorato della sua terra natìa, un istrione, un fine politico, un ambizioso di potere, un uomo con alto senso di giustizia, un uomo dalla carica umanitaria non comune, un buon padre di famiglia, un avvocato preparato? Fu un tribuno di questo secolo? Un capopopolo?

Egli operò in un ambiente sociale piuttosto povero, dove l’analfabetismo dilagava nei primi venti anni del XX secolo, dove molta gente aveva esistenza precaria a causa di cattive annate, di malattie e di un lavoro spesse volte incerto. Nei primi anni del secolo Pisticci, Bernalda, Montalbano Jonico e Craco conobbero le amarezze dell’emigrazione, le lunghe separazione dei coniugi, la disgregazione delle famiglie.

Chi conobbe da vicino «don» Alessandro Bruni ne ha un ricordo ora piacevole, ora disgustoso, un agitatore. Sulla sua azione amministrativa, sulla sua azione politico-sociale poca gente ne è informata. Su quanto fece nel 1910, nel 1914, nel 1920-22, nel periodo 1945 – 1950.

Chi era questo personaggio che ad un certo punto si atteggiò ad arbitro della vita pisticcese, che marciò con gli oppressi per procurare il lavoro senza avere padroni da servire, che sfido l’ira dei potenti per servire una causa?

A distanza di tanti anni la sua figura è ancora ricordata, la sua azione però è avvolta dalla nebbia, dalla confusione di idee, a volte dal rifiuto di chi non vuole ricordare perché da quell’azione non ebbe che lutti e dolori.

E di dolori l’azione di Bruni ne procurò a tante persone, tra le quali anche gli stretti familiari, che ad un certo punto lo abbandonarono per stabilirsi a Roma.

Avvocato affermato, a volte borioso, dall’aspetto pure istrionesco in giovane età, si tuffò con tutte le sue forze nell’agone politico poco prima della Grande Guerra annunciando una nuova era, l’avvento di una giustizia sociale.

La sua concezione dello Stato, la funzione delle classi «inferiori» nel nuovo ordine di cose, l’emancipazione dei più deboli, ma soprattutto ciò che fece gli procurarono molti fastidi in famiglia e con la Giustizia. Provò la fame, il carcere, l’amarezza per una mancata elezione, la solitudine che circonda di solito chi non è più qualcuno. Ma non si piegò mai. Né di fronte a chi lo accusò di malversazione, né di fronte a chi lo abbandonò, a quelli del suo partito che prima avevano condiviso i trionfi. Non perse mai di vista il senso dell’onestà.

E’ strano che un uomo come Alessandro Bruni, che più di Nicola Cantisano, Giovanni Di Giulio, Francesco Rogges o Raffaele Rogges fece per il popolo e la cultura pisticcese, sia stato fino ad oggi dimenticato da storici e da amministratori.

Quest’opera tende a colmare anche questa lacuna che l’usura del tempo rischia di far diventare incolmabile.

Un ringraziamento a tutti quelli che mi hanno offerto la loro collaborazione, in particolare al dott. Raffaele Marmo, all’avv. Nicola Cataldo, a Carlo Blancagemma, a Leonardo Cataldo, a Gioacchino Percaccio, all’avv. Alessandro Giannace, a Rocchino Viggiani, a Vito Giasi (impiegato comunale), a Domenico Bellini, all’ing. Rocco Vitelli, a Mimì Marrese, a Giuseppe Camardo (n. nel 1919),ad Andrea Roseto (n. nel 1900) e Angela Bruni.

 

Dino (Berardino Giuseppe) D’Angella