44 RICORDI FA...

Prefazione

Il mio carissimo e fraterno amico Gennaro Scandiffio, nonché quasi dirimpettaio, alcuni mesi fa, mi prospettò l’idea di mettere insieme una raccolta di quadretti su argomenti che vanno sparendo lentamente dalle nostre usanze. 

Io lo incoraggiai con sincero entusiasmo ed ecco il risultato. Ne sono venuti fuori 44 soggetti (ma potevano essere anche di più), caratteristici non solo di Pomarico ma certamente dell’intera Basilicata e di gran parte del Mezzogiorno.
È il quadro di una vita semplice, serena, quasi arcaica e dove il frenetico consumismo non è ancora approdato.

Scandiffio li ha ripresi dalla tenace memoria e ce li ripropone come omaggio alla schiettezza, alla sincerità, alla genuinità delle quali è impregnata la vita del cittadino comune.

Le case che fanno da sfondo al paesaggio sono molto spesso basse, a un solo piano, e ben visibili i caratteristici comignoli in pietra (talvolta mista a mattoni) e gli antichi e pur funzionali embrici.

Negli ambienti interni predominano le rudimentali chianche e raramente compare qualche comoda sedia.

L’epoca nella quale è possibile inquadrare i fatti descritti può risalire tranquillamente ad alcuni secoli fa e ha termine con l’arrivo della rete idrica e fognante, della televisione e dell’emigrazione.
Per chi ha meno di 30 anni diventeranno punto di riferimento prezioso per sapere come si svolgeva la vita quotidiana dei suoi genitori, dei nonni e dei parenti; per chi ne ha di più diventeranno un filmato da rivedere in occasione di assembramenti familiari per liete ricorrenze.
Le varie scene descritte sono realizzate con una meticolosità, una rifinitura del particolare, un’aderenza alla realtà da impressionare anche chi tali avvenimenti li ha ancora ben impressi nella propria memoria.

I volti, l’abbigliamento, i gesti gli oggetti sono sicuramente quelli che noi (ultratrentenni) abbiamo avuto modo di osservare migliaia di volte e che ora rischiavano di diventare soltanto uno sbiadito ricordo.

Gli argomenti proposti sono quelli essenziali: i/lavoro - i mestieri - attività ... femminile - gastronomia serale - il matrimonio - la religiosità - il divertimento - le credenze - l’emigrazione - la morte.

La parte più importante, e naturalmente più numerosa, è costituita dal lavoro.
Appena i primi pallidi raggi del sole filtravano dai cocuzzoli irregolari delle colline le schiene erano già pronte a curvarsi e continuavano ad essere severamente impegnate fino a quando le prime ombre serotine erano ben visibili i rari momenti di rilassamento erano rappresentati dall’assunzione forzata del cibo e da impellenti ed improrogabili necessità personali. Inesistente ed impensabile era il riposo completo dalla fatica pur se limitato a periodi brevissimi. Le donne ed i fanciulli si prodigavano con encomiabile continuità e serenità a coadiuvare efficacemente l’opera del capo-famiglia che rimaneva il fulcro ed il riferimento indispensabile.

Accadeva raramente che la cena non venisse consumata insieme dall’intero nucleo familiare. Per rimarcare avvenimenti importanti i maschi interessati li sugellavano con cenette memorabili e dove il vino scorreva molto abbondante.

Il matrimonio era una tappa fondamentale e un passaggio obbligato: lo scapolo non godeva della stessa considerazione e della stima di chi fosse padre di famiglia; anche dal punto di vista fisiologico rappresentava la soluzione più logica comportando le altre varianti pericoli talvolta anche letali.

La religiosità diffusa è una componente connaturale al carattere semplice di una società non ancora pervasa dalla scientificità; qui trova la sua piena attuazione e i casi di difformità sono presenti come le mosche bianche.

Il divertimento è presente in maniera quasi impercettibile ed è riservato all’infanzia o ai momenti particolari e a specifiche ricorrenze.

Le credenze popolari sono numerose e la scienza ufficiale o coloro che pensano di essere colti avversano apertamente i credenti. Sono fenomeni che andrebbero studiati con serietà e senza preconcetti, mandando speditamente al macero tutto ciò che è frutto di esaltazione, di allucinazione o di fortuite coincidenze. Mi consta però che mia madre chiedeva spesso il mio intervento orale per scacciare un fastidioso e persistente mal di testa (con formula appresa dal famoso Zi Nucenz).

Un male che ha colpito la nostra gente fin dal secolo scorso è l’emigrazione.
Sono incalcolabili i danni apportati nel tessuto familiare ed in quello sociale: dall’impoverimento intellettuale ai drammi familiari; dall’abbandono delle campagne alla chiusura di molti numeri civici, I pochi e modesti riflessi positivi non hanno compensato che in parte il grave prezzo pagato finora e che si sta finalmente assestando su valori sopportabili.

Il ciclo si chiude con la inesorabile tragedia della morte che quando colpisce lascia tracce troppo visibili e ferite difficili da rimarginare. Problema questo che non può essere risolto ma soltanto attenuato convincendosi col tempo che i nostri trapassati forse dimorano in un ambiente più accogliente della nostra non sempre felice ma pur desiderabile esistenza terrena.

Pomarico,  2 giugno 1986

Pietro Varuolo