FERDINANDO PETRUCCELLI della GATTINA

Moliterno (PZ) 28 Agosto 1815 - Parigi 29 Marzo 1890

Nacque a Moliterno (PZ) il 28 Agosto 1815 da una famiglia della media borghesia, il suo nome all'anagrafe era Ferdinando Petruccelli e aggiunse al suo cognome "della Gattina" per sviare le ricerche della polizia borbonica che lo perseguitava per motivi politici. Suo padre Luigi, avvocato iscritto alla carboneria, e sua madre, Maria Antonia Piccininni, nobildonna di Marsicovetere, lo affidarono alle cure della nonna materna, quando era ancora bambino. Ferdinando non ricordò mai con piacere quel periodo dell'infanzia, poiché la sua indole ribelle non poteva conciliarsi con l'educazione rigida che gli veniva impartita dalla nonna.

Nella sua formazione culturale, assunse un ruolo determinante la figura dello zio Francesco Petruccelli prete e poi ex prete, laureatosi in chirurgia e medicina a Napoli e sembra che lui stesso abbia costituito la Loggia Massonica "L'Aurora Lucana". Questi rappresentava l'uomo di successo e l'esempio da imitare per tutta la sua famiglia. Non fu un caso che proprio lo zio decise che Ferdinando doveva cominciare i suoi studi a Castelsaraceno, presso Monsignor Cicchelli. Questo periodo dell'infanzia fu determinante ai fini della formazione ideologica di Ferdinando, perché fu proprio in questi anni che nacque in lui il sentimento dell'anticlericalismo. Egli trovò un ambiente troppo chiuso nelle proprie metodologie e così retrogrado da portarlo ad allontanarsi completamente allo studio. Intervenne nuovamente lo zio che, per avviarlo a studi più seri e regolari, lo inviò presso il seminario di Pozzuoli. Fu l'ennesima prova del rifiuto di Ferdinando per i seminari, infatti non ottenne risultati scolastici positivi ed inoltre manifestò i suoi aspri sentimenti in una lettera di insulti al Vescovo del seminario e fu, di conseguenza, allontanato dalla scuola. Lo zio ritenne opportuno affidare il nipote ai Gesuiti a Napoli, perché considerati culturalmente superiori. Ferdinando non poté svestire t'odiata veste del seminarista, mentre in lui si accentuava sempre più il disprezzo verso i preti che considerava sleali ed intolleranti, nel contempo ottenne, però, ottimi risultati nella conoscenza delle lingue classiche. Fu un periodo importante questo, per Ferdinando, poiché, in seguito alla lettura di alcuni romanzi, scoprì una nuova dimensione della vita, che, lo portò ad intraprendere la professione laica di medico. Si laureò a Napoli in medicina e chirurgia e svolse per un certo periodo l'attività insieme allo zio ma, ben presto, si rese conto di quanto in lui prevalesse il desiderio dì intraprendere la carriera giornalistica e politica. Si iscrisse probabilmente alla Giovine Italia, col desiderio di poter ottenere una riforma costituzionale e l'unificazione del Regno. Nel 1840 morì lo zio Francesco che lasciò un'ingente somma in eredità ai parenti di Moliterno, e ciò diede la possibilità, al Petruccelli di realizzare uno dei suoi più grandi sogni: viaggiare nei più grandi centri culturali dell'Europa. Egli fu sempre dotato di uno spiccatissimo senso di osservazione, prerogativa che gli ispirò le minuziose ed efficaci descrizioni presenti nelle sue opere. Le esperienze più valide, il Petruccelli, riuscì a conseguirle a Parigi ed a Londra, città che rappresentarono per lui, insieme a Napoli, i suoi punti di riferimento principali Se in Inghilterra riuscì a trovare le testimonianze della persistenza della tradizione scottiana ed a riscontrare il notevole successo che incontravano i romanzi di Dickens, Parigi fu ritenuta, da lui, la capitale della cultura. Nel suo soggiorno in questa città poté fare incontri decisivi con scrittori di grande levatura come Balzac, De Musset, La Mennais, Saint Beuve, Gautier, La-Martine, Stendal. Ebbe inoltre l'opportunità di seguire le importanti lezioni universitarie tenute da Jules Michelette ed Edgard Quinett, presso il Collège de France, lezioni caratterizzate da un'originale polemica anticlericale. In esse veniva sostenuto che la storia di un popolo non è altro che la sua evoluzione verso la libertà e si metteva in evidenza il ruolo fondamentale dell'uomo nel determinare il corso degli eventi. La passione anticlericale, sorta in Ferdinando negli anni della giovinezza, si sviluppò appieno nell'ambiente parigino sotto l'influsso, appunto, dei grandi rappresentanti della filosofia laica francese. Al fanatismo e agli atteggiamenti di idolatria politico-religiosa, egli venne sostituendo la religione delle libere nazionalità, l'ideologia del progresso e dello Stato Costituzionale nuovo. Il contatto diretto con le realtà europee contribuì notevolmente ad arricchirlo dal punto di vista linguistico: gli fu di notevole efficacia formativa l'approccio con la grande stampa europea. soprattutto con il giornale francese "La Presse". Petruccelli conobbe il francese quanto e forse più della propria lingua. Nel 1842 ritornò in Italia con un bagaglio culturale ricco e rinnovato, che lo fece inserire tra i maggiori esponenti di quella che veniva definita l'Opposizione Europea. Fu in questo periodo che scrisse il suo primo romanzo storico "Malina da Taranto", che non fu apprezzato molto dalla critica del tempo, in quanto privo di toni originali. Seguì subito dopo "L'Ildebrando", nel quale si riscontrarono notevoli esaltazioni della figura del papa, che appaiono in forse contrasto con l'ideologia del Petruccelli, di chiara tempra anticlericale. Sul finire del '47 fu eletto deputato del Parlamento Napoletano, identificandosi con la Sinistra Parlamentare e si adoperò per l'attuazione di una politica che andasse incontro alle esigenze della piccola e media borghesia. Nella primavera del '48, in seguito alla situazione politica rivoluzionaria, il Petruccelli, insieme ad altri collaboratori, avvertì l'esigenza di trascrivere gli eventi e compilò un giornale denominato "Mondo vecchio e Mondo nuovo", che fu però rapidamente soppresso dai Borboni. II 15 maggio, giorno in cui si doveva inaugurare il nuovo parlamento, si giunse allo scontro a fuoco e Petruccelli fu tra i capì che organizzarono la rivoluzione di piazza e la resistenza sulle barricate. Fu costretto a fuggire perché ricercato dai Borboni, dapprima a Roma e qualche giorno dopo partì per la Sicilia, già insorta, prendendo parte a vari combattimenti, ma fu costretto a ritirarsi dopo la definitiva sconfitta a Campotenese. Fu arrestato, ma solo per pochi giorni, e, non appena in libertà, si adoperò per risvegliare il movimento rivoluzionario, ma l'impresa fallì. Questo episodio lo portò a nascondersi ulteriormente dai Borboni. S'imbarcò per la Francia dove trascorse dodici anni di esilio tra Parigi e Londra. I fatti accaduti nel '48 che lo vedono protagonista, vengono narrati nell'opera: "Notti degli emigranti a Londra". Lo spirito rivoluzionario che animava Ferdinando lo portò sulle barricate di Parigi nel 1851 e nel 1870, ottenendo ben tre espulsioni dalla Francia. Egli non smise mai di seguire le vicende politiche dell'Italia dove era giunto come corrispondente del "Journal des Debats". Ritornò in Italia, dopo la caduta del regime borbonico e, preso dall'entusiasmo, si candidò all'elezione per il primo Parlamento dell'Italia unita. Egli rimase molto deluso, a causa dei compromessi esistenti all'interno di questo sistema e, quell'entusiasmo, che lo caratterizzò inizialmente, andò via via scemando, fino a scomparire del tutto. Ferdinando decise drasticamente di abbandonare il suo paese e lo fece con animo angustiato e deluso tanto da considerare l'Italia non più una madre ma una matrigna.

Le opere emblematiche di questo periodo sono: "I moribondi del Palazzo Carignano" e "Fattori e Malfattori della politica europea contemporanea" dove, oltre ad esternare il proprio disagio e la propria delusione, come uomo politico in Italia, si sofferma in taglienti critiche nei confronti di alcuni uomini politici del tempo, senza risparmiare coloro che appartenevano alla sua stessa corrente politica. Altre opere del Petruccelli sono: "La storia della Rivoluzione napoletana del `48", "Giorgione", "Imperia", "I suicidi di Parigi", "Il sorbetto della regina".

Si stabilì definitivamente in Francia dove nel 1873 fu colpito da paralisi parziale e, nonostante le sue giornate fossero caratterizzate da acuti dolori, continuò il suo lavoro dettando gli scritti alla moglie o agli amici. Il Petruccelli fu darwinista e credette nell'evoluzione della materia. Fu il primo giornalista di spirito europeo nell'Italia nuova, egli infatti pensava in termini europei e spesso scriveva con toni profetici. Possedeva una memoria straordinaria e una potenza evocativa singolare e rappresenta una delle espressioni più vive della cultura laica del nostro Risorgimento. Le qualità che faranno del Petruccelli uno scrittore originale ed efficace sono la potenza e la varietà di immagini, il lampeggiare dei paradossi ed i giudizi taglienti ed incisivi. Ebbe un animo molto impressionabile e, di conseguenza, un po' soggetto ad antipatie e simpatie improvvise, ma anche nei suoi giudizi più aspri, fu sempre disinteressato. Varie volte, accortosi di aver errato, sentì il dovere di modificare le sue opinioni. Non tollerava la corruzione e le brighe politiche, per cui non esitò mai a denunciarle. Petruccelli, secondo quanto precisa la moglie Maude, non avversava i preti, per aver iniziato ad odiarli nella scuola, nel Seminario e nella persona dello zio, ma perché aveva acquisito una mentalità positivistica, che lo portava al rifiuto di tutto ciò che ostacolava il progresso e la civiltà. Il 29 marzo 1890 si spense senza lasciare beni, quasi povero, probabilmente perché non fu mai avverso al risparmio. Sua moglie ne fece cremare le spoglie che furono tumulate a Londra per volontà dello stesso Petruccelli. Egli ebbe come preoccupazione costante della sua vita, quella di conservare integra l'onestà della persona.